LA PRIMA POLITICA E’ VIVERE
Quando si vive un periodo difficile e incerto, come è quello attuale, la tentazione è di rinchiudersi e pensare solo a sè stessi.
Eppure è proprio in questa situazione che è necessario reagire, impegnandosi in prima persona.
E’ da qui che nasce il mio desiderio di fare politica, come responsabilità nei confronti di una comunità più grande della famiglia e degli amici. Ovviamente la politica nella vita non è tutto: anzi, so che la politica non può renderti felice come può farlo l’amore per una donna, l’affetto per i figli, un lavoro che ti piace.
Ma, se si hanno solidi principi e non si perdono di vista gli obiettivi, la politica può essere molto importante per ciascuno di noi, a qualsiasi livello vi si partecipi.
Credo in una politica che parte dalle persone, (con le loro qualità, le loro responsabilità, il loro impegno, al di là degli schieramenti politici) e che sappia rispondere ai bisogni reali delle persone.
E’ per questo che volentieri, anche se con un po’ di timore e dopo una lunga riflessione e condivisione, ho accettato la proposta di candidarmi alle prossime elezioni amministrative per fare il sindaco di Locate Triulzi, in rappresentanza e insieme a una coalizione, quella dei partiti di centro-destra, che da sempre sono l’espressione del mio naturale sentimento.
In questi mesi ho sperimentato di appartenere a una squadra, coesa e motivata, formata da donne e uomini che finalmente vogliono provare a cambiare il modo di governare il nostro paese. Respiro un’aria di novità che sta dando fiducia ai delusi di quella politica che, anche a Locate, vive troppo spesso di interessi particolari.
E’ una fiducia contagiosa, che mi sta facendo incontrare persone nuove, determinate, umanamente e professionalmente in gamba, con un desiderio serio di mettersi al servizio dei cittadini locatesi.
Penso al nostro modo di proporci a Locate come un percorso che si basa su 4 punti fondamentali.
Il primo, come ho detto sopra, è rimettere al centro del nostro agire le persone. Avere in mente le persone quando si pensano nuove strade, strutture, marciapiedi, quando si propongono attività ricreative, o si decide il piano di sviluppo edilizio.
Il secondo punto è una convivenza civile che richiami profondamente alla co-responsabilità e al rispetto. E’ necessario ridare forza alle norme civili, così da garantire una vivibilità del nostro paese che permetta non certo l’aggregazione ma la vera integrazione.
Il terzo punto è l’educazione. Esiste una corresponsabilità tra tutte le componenti educative (la famiglia innanzitutto, poi la scuola, l’oratorio, le associazioni di ogni tipo), che devono imparare a confrontarsi e lavorare con un solo fine, il bene dei ragazzi.
Il quarto punto è la bellezza. Abbiamo in questi mesi approfondito questo punto, e ci sembra che questa parola possa racchiuderne e significarne molte altre: per esempio valorizzazione dei nostri luoghi storici (il santuario, la piazza, le corti…), o lo sviluppo delle opportunità locali, siano esse lavorative, paesaggistiche, o anche umane.
E’ una sfida che mi piacerebbe vincere, è una partita che è già iniziata, e che non riguarda solo me: riguarda tutti quelli che si riconoscono in queste prospettive e sentono, tanto, o anche solo un po’, il desiderio di provare a cambiare.




