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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Chi vuole governare il paese riconosca il Nord

Posted by Dario Febelli su 10 giugno 2012

Matteo Salvini, nel suo discorso del 2 giugno 2012 che ha anticipato la sua elezione a Segretario Nazionale della Lega Lombarda, ha tra l’altro citato e ricordato l’importante opera del Professore Gianfranco Miglio, da molti ritenuto l’ideologo del Federalismo e della Lega Nord.

Indubbiamente l’attualità delle teorie di Miglio si palesa anche in questo articolo del 28 dicembre 1975 pubblicato sul Corriere della Sera, in cui si evince che “lo Stato unitario non esiste e non funziona”.

Ecco di seguito il testo dell’articolo:

Gianfranco Miglio

“Il presidente della Regione Lombardia in una intervista concessa al settimanale Il Mondo, mi ha recentemente chiamato in causa a proposito dell’idea di una “Padania” politico-amministrativa. È sostanzialmente vero che io pensi a questa prospettiva, e da molto tempo: dagli anni della Resistenza e dall’immediato secondo dopo-guerra, quando mi interessavo al movimento federalista “esterno” che si esprimeva nel foglio Il Cisalpino. Ma ciò che già allora mi differenziava da quegli amici – e che mi distingue ora da eventuali compagni di strada – è un divario fondamentale di atteggiamento: io non mi preoccupo affatto di sapere se tale soluzione del “caso italiano” si debba o non si debba realizzare, se cioè sia giusta, bella, buona, e magari “progressiva”: penso soltanto che sia inevitabile. Nel senso che, se qualcuno vorrà governare questo Paese, non potrà mai farlo seriamente senza riconoscere che esso non fu mai né sarà mai – per una folla di ragioni – uno “Stato” unitario. Se in certi momenti l’amministrazione “nazionale” è sembrata funzionare, ciò è accaduto perché alcune parti del Paese erano politicamente “in letargo” e nelle altre le forze economico-sociali si autoregolavano, dando luogo – inconsapevolmente e quindi anche casualmente – ad un equilibrio la cui stabilità sarebbe entrata in crisi non appena fossero diventati necessari interventi eteroregolanti. Negli anni Cinquanta e nella prima metà dei Sessanta, con una parte dei miei allievi, promossi e condussi una serie di ricerche nel campo della storia delle istituzioni, e sopra tutto della storia amministrativa italiana (ricerche a cui contribuirono poi studiosi di ogni scuola: per esempio anche i Ragionieri) dalle quali fra le molte altre uscirono dimostrate tre cose:

1) che le differenze “ereditarie” (e quindi non riducibili)  – geoclimatiche, economico-sociali, istituzionali eccetera – fra le diverse grandi regioni della penisola, erano molto maggiori di quelle su cui si basava la separazione fra i principali Stati europei;
2) che la gestione unitaria dello Stato italiano era sempre consistita in un equivoco: cioè in un complesso di norme ed istituti solo formalmente “nazionali”, ma in realtà interpretati ed applicati, in ognuna di quelle grandi regioni, in modi e misure tanto diversi da togliere ogni valore alla apparente omogeneità;
3) che le “Regioni” del Titolo V della Costituzione erano unità amministrative la cui dimensione corrispondeva tutt’al più alle esigenze dello Stato ottocentesco: tant’è vero che erano state “inventate” dai tecnici di governo liberali, specialmente piemontesi, tra il 1859 e il 1865: nel 1948 erano già largamente anacronistiche.
Queste conclusioni furono generalmente accettate dagli specialisti: ma nessuna forza politica si curò di trarre le conseguenze che ne derivavano sul piano operativo. Senonché nel frattempo, sempre sulla stessa linea di considerazioni, sono venute a galla due altre “verità” con le quali sarà davvero difficile evitare di fare i conti.
La prima riguarda il livello di “degrado” dell’amministrazione pubblica centrale italiana: per chi s’intenda un po’ di questi problemi è ormai chiaro che qui da un pezzo è stato ormai superato il punto del “non ritorno”. Nessuno – neppure la frazione più seriamente autoritaria dell’attuale classe politica italiana, e cioè i comunisti riuscirà a restituire credibilità ed efficienza all’apparato amministrativo centrale di questo Paese. Tale apparato potrà sopravvivere soltanto se (a parte la politica estera e la connessa difesa) abbandonerà ogni illusione di poter gestire il governo-amministrazione in senso stretto, e si limiterà ad assumere (e a svolgere realmente) funzioni di coordinamento e di direzione.
L’impossibilità di restaurare l’antico modello di governo centrale dipende anche, e in misura essenziale, dalla seconda “verità” emergente: l’aumento accelerato dei servizi e delle prestazioni pubbliche, il continuo accrescersi dei rapporti fra i singoli e fra i gruppi, l’incessante differenziarsi delle esigenze e delle situazioni, rendono sempre più difficile anche alle più efficienti compagini statuali, continuare a gestire “direttamente” il potere, nelle sue diverse manifestazioni. Questo mutamento sfocia nella contemporanea ricerca di una “minore” dimensione ottimale su cui reimpiantare i ruoli tradizionali dello Stato, e di un tipo di funzione coordinatrice (da attribuire a livelli superiori, compreso quello dell’ex-Stato) rispetto al quale il vecchio modello “federale” appare solo un precedente storico.
Alla luce di tale sviluppo, se lo Stato italiano appare troppo grande per governare, la Regione è invece troppo piccola. Si dirà che i politici hanno ben altro da fare che ascoltare le diagnosi dei politologhi: ma io sono fermamente convinto che quando il gran polverone sollevato sul “caso italiano” si sarà diradato, si dovrà riconoscere che questo Paese è ingovernabile per le ragioni strutturali di cui mi sono occupato fin qui.
Contro questa prospettiva sono state sollevate, tra le altre, due principali obiezioni: una esplicita, l’altra meno. Comincio dalla prima. Si pensa che una aggregazione delle regioni padane (resa ovvia dalla omogeneità geo-politica ed economico-sociale) implichi un disinteresse, o addirittura una ostilità per il Meridione e per i suoi tuttora irrisolti problemi. Pensieri di questo genere avrebbero una parvenza di legittimità se la politica fino ad ora sviluppata a livello nazionale nel confronti degli abitanti del Sud italiano, fosse da questi ultimi giudicata complessivamente soddisfacente. Il che non è (come tutti sanno). In tali condizioni i “meridionalisti”, quando insorgono contro il progetto di aggregazione “padana”, hanno tutta l’aria di difendere non gli interessi dei loro rappresentati ad un autonomo sviluppo, ma soltanto le abitudini, i privilegi e le strutture clientelari in cui si è decomposta fin qui la così detta “politica per il Sud”.
Allora il ragionamento da fare è questo: non è forse praticamente più produttivo e formalmente più corretto, chiedere alle Regioni in cui il Meridione attualmente si disarticola di raggrupparsi stabilmente per definire prima e poi gestire, in modo finalmente davvero autonomo, le scelte relative al tipo di avvenire verso cui tendere, tutti insieme, classi dirigenti e popolazioni del Sud?
Considerata la pietosa esperienza dello Stato “nazionale-unitario” – cioè dell’ “ammucchiata”, che, lungi dal contrastare il tradizionale clientelismo, lo ha ad-dirittura esteso al resto del Paese – l’unica esperienza alternativa da tentare è quella costituita dalla consapevole integrazione tra grandi aggregazioni geo-economicamente omogenee: il Nord, il Centro, il Sud (più le due isole autonome).
E vengo alla seconda obiezione. Si dice: il presidente Fanti (Guido Fanti, allora governatore dell’Emilia Romagna, ndr) ha lanciato l’idea della “Padania” perché i comunisti controllano già – di fatto o in prospettiva – la maggioranza delle Regioni che in quel progetto dovrebbero essere implicate. Può darsi che sia così. Ma non credo affatto che una attesa di questo genere sia destinata a risolversi in un facile trionfo del “modello orientale”. Io sono convinto che l’ “eurocomunismo” (cioè l’espansione verso ovest attraverso sostanziali modificazioni del tipo di assetto economico-politico in vigore all’Est) costituisca uno sviluppo inevitabile. Ma credo anche che si tratterà di una trasformazione faticosa, tormentosa e pericolosa (per tutti: a cominciare dai comunisti): una trasformazio-ne che troverà i suoi momenti decisivi proprio là dove estesi ceti medi, abituati ad un livello di vita continuamente crescente, sembrano pronti a difendere il controllo di una parte dei mezzi di produzione come un diritto originario e non ad accettarlo come una graziosa concessione del potere politico.
Una situazione sociale di questo genere si ha proprio nel “poligono padano”: non certo nel Sud, dove, se non s’aggrega presto una classe politica locale degna di questo nome e sopra tutto autonoma, l’instaurazione di un regime comunista del tipo bulgaro (tanto per fare un esempio), ad un certo punto, potrebbe non essere oggettivamente poi molto difficile. Certo, si tratta di rompere con venerate tradizioni sentimentali; ma io credo davvero che sia ora di pensar meno all’“Italia” (che è un’astrazione) e piuttosto invece agli “Italiani”, che sono una realtà concreta. Del resto nelle buone famiglie di una volta, quando le cose andavano male, che cosa si faceva? Il genitore “responsabilizzava” i figli mandandoli a cercare individualmente quella fortuna che, stando tutti in casa, non avevano saputo o potuto trovare.”

 

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Manifestazione contro l’inceneritore a Opera

Posted by Dario Febelli su 20 aprile 2010

Sabato 24 aprile,

in Via Marcora a Opera (la nuova sede della Croce Rossa) dalle ore 15


Si terrà una grande manifestazione per dire


NO!


all’inceneritore a Opera


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NO all’inceneritore!

Posted by Dario Febelli su 13 aprile 2010

Riportiamo il comunicato stampa del Sindaco di Opera Ettore Fusco sulla possibilità di costruire un inceneritore al confine sud di Milano:

“Opera, 9 aprile 2010
Oggi abbiamo appreso che Amsa ha depositato in Regione la domanda per l’approvazione di un
nuovo impianto di smaltimento rifiuti sul territorio comunale di Milano al confine con il Comune di
Opera.
Siamo perplessi per questa scelta di considerare il Parco Agricolo Sud Milano sede idonea
all’installazione di un impianto per incenerire i rifiuti e restiamo fiduciosi affinché la Regione
Lombardia valuti negativamente la scelta di Amsa e respinga la sua richiesta.
Ricordiamo quindi al Presidente Formigoni che il sud Milano vive di agricoltura e che l’inceneritore
ne danneggerebbe irreversibilmente le caratteristiche.
Il sud Milano, ed in particolare Opera, hanno già dato molto in tema di sacrifici per l’interesse
pubblico ed a tal proposito ricordiamo la presenza della tangenziale, del carcere, dei vicini
depuratori e soprattutto sottolineiamo la presenza di una rete viaria insufficiente a supportare anche
il solo traffico locale a causa di una Provincia che non amplia la Valtidone e del Comune di Milano
che non provvede al raddoppio della Via Ripamonti.

Il Parco Sud verrebbe violentato da un inceneritore che ne snaturerebbe le peculiarità e questo non
può che andare contro i principi che muovono il direttivo del Parco stesso, proprio mentre si
approntava un marchio doc, la Provincia di Milano, che gestisce la riserva naturale, e la Regione
Lombardia che ne norma le attività.
L’intera comunità operese, dopo anni di pettegolezzi sul possibile inceneritore situato proprio al
confine con Milano, ha già espresso una sua posizione negativa tramite le amministrazioni comunali
succedutesi nel tempo e con raccolte di firme rappresentative di una buona parte della popolazione.
Qualora il Presidente Formigoni fosse sordo alle nostre richieste ci appelleremo al Presidente del
Consiglio affinché sia ponderato con maggiore attenzione e senso di responsabilità il sito per nuovi
insediamenti invasivi come gli inceneritori.
Il Sindaco di Opera Ettore Fusco”

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Tesseramento 2010

Posted by Dario Febelli su 1 febbraio 2010

 

Perchè tesserarsi alla Lega Nord?
Prendere la tessera è un gesto per avvicinarsi e sostenere in prima persona il nostro movimento: un modo per entrare a far parte di una grande e sempre più numerosa famiglia, i cui componenti desiderano migliorare la società e i posti dove vivono.

Cosa implica essere tesserato?
Ciascun tesserato ha il dovere (ma sempre più spesso il piacere) di divulgare i principi del suo movimento. Inoltre può partecipare attivamente a tutte le manifestazioni o incontri orgaizzati sul territorio.

Come posso tesserarmi?

Basta scrivere una mail :  leganordlocate@gmail.com

Quanto costa la tessera?

La tessera da socio sostenitore costa 10 euro e ha validità annuale.

Cosa significa essere un sostenitore?

In genere il sostenitore è un simpatizzante che vuole aderire al nostro movimento senza però dover partecipare alla vita politica locale. Sostiene quindi la sua sezione ed è libero di partecipare o meno alle riunioni o alle iniziative organizzate.

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Davide Boni – Programma per la Lombardia

Posted by Dario Febelli su 30 gennaio 2010

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On. Manuela Dal Lago – Il punto della situazione

Posted by Dario Febelli su 29 gennaio 2010

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UDC: “Casini ispirandosi a Craxi dimostra di vivere ancora nella prima repubblica. Ma con i due forni si scotterà…”

Posted by Dario Febelli su 19 gennaio 2010

“Finalmente Casini ha parlato chiaro.

Sulla base delle sue dichiarazioni abbiamo capito dove abbia trovato l’ispirazione per la sua strategia politica per le Regionali: è quella dei di Craxi e dei Socialisti della Prima Repubblica.

Anche i Socialisti di oggi hanno fatto una scelta di campo, pur dividendosi,  accettando il bipolarismo, mentre lui vive ancora nella Prima Repubblica.
Ma con i due forni, che in questo momento rischiano di diventare uno o nessuno, alla fine si scotterà…”

Lo afferma  il senatore Roberto Calderoli, Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord.

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Auguri Natale 2009

Posted by Dario Febelli su 22 dicembre 2009

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Calderoli – “CDM approva il federalismo demaniale. Una rivoluzione copernicana!”

Posted by Dario Febelli su 17 dicembre 2009

“E’ stato approvato nella seduta odierna del Consiglio dei Ministri il primo decreto attuativo del federalismo fiscale, riguardante l’introduzione del cosiddetto federalismo demaniale.

Si tratta della prova provata che il federalismo fiscale lo stiamo facendo sul serio.

Con il federalismo demaniale si rivoluziona la logica per cui, oggi, esistono beni di cui non si interessa nessuno: così finisce la ‘mano morta’ ovvero il patrimonio abbandonato e improduttivo.

Con il federalismo demaniale, infatti, la proprietà di questi beni passa ai territori che hanno la competenza e la capacità di valorizzarli nell’interesse dei cittadini.

Per fare un esempio concreto una caserma dimessa, attraverso una variante urbanistica, potrà quintuplicare, o persino decuplicare, il suo valore, diventando un albergo, una scuola o un impianto polifunzionale.

In questo modo si produce ricchezza per i cittadini, sfruttando beni che, altrimenti, resterebbero improduttivi.

In conseguenza di questa riforma una massa di beni, del valore di qualche miliardo di euro, oggi di proprietà dello Stato, passerà a Comuni, Province e Regioni.

Gli enti locali che ricevono tali beni dovranno, però, indicare sui propri siti internet i processi di valorizzazione cui intendono sottoporli, garantendo così un procedimento assolutamente trasparente e sotto gli occhi di tutti.

Un’amministrazione dello Stato che, viceversa, non vorrà trasferire un proprio bene al territorio dovrà pubblicamente indicare e motivare le ragioni per cui lo trattiene in proprietà.

Grazie al federalismo demaniale finisce quindi l’era del patrimonio inutilizzato o sottoutilizzato.

Le nuove entrate per comuni, province e regioni, pertanto, non saranno più generate soltanto da nuove tasse ma dalla capacità da parte degli stessi enti locali di gestire con modernità ed efficacia questi beni.

I beni culturali, infine, verranno salvaguardati.

La logica del federalismo demaniale è quella di attribuire la proprietà dei beni a chi dimostra di saperli meglio valorizzare, dunque non si tratterà di un trasferimento alla cieca.

I beni demaniali che verranno trasferiti agli enti locali non sono soltanto immobili, ma tante altre cose oggi sottoutilizzate o sottovalorizzate, che passeranno agli enti territoriali in grado di valorizzarli adeguatamente a vantaggio della gente”.

Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord

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Calderoli – Crocifisso: “Gesto odioso e blasfemo da parte di un professore. “

Posted by Dario Febelli su 24 novembre 2009

In relazione all’episodio, riportato da un quotidiano locale, avvenuto alcuni
giorni fa in una scuola superiore di Lecco, dove un professore avrebbe staccato
dal muro e gettato nel cestino per i rifiuti il crocifisso, il ministro per la
Semplificazione Normativa, sen. Roberto Calderoli, si è rivolto al ministro per
l’Istruzione, on. Maria Stella Gelmini, per richiedere un suo intervento nei
confronti del suddetto professore responsabile dell’accaduto.

“Il gesto commesso da questo professore – osserva a riguardo il ministro
Calderoli – per quanto mi riguarda è assolutamente odioso e blasfemo, in quanto
non si è limitato soltanto a rimuovere il crocifisso dal muro ma lo ha
addirittura gettato nel cestino per i rifiuti.

Ma, al di là della posizione personale, e delle implicazioni religiose, esiste
una legge ed i professori dovrebbero essere di esempio in positivo e certamente
non in negativo nei confronti dei loro giovani studenti, ovvero di quei ragazzi
che gli vengono affidati per curare la loro fomazione”.

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