Lega Nord Locate


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    Locandine



Gazebo 15 dicembre 2012

Posted by Dario Febelli su 27 novembre 2012

Sabato 15 dicembre 2012 dalle ore 09,00 alle 12,00 la Lega Nord di Locate Triulzi terrà un gazebo in Via IV Novembre angolo Via Puccini (piazza del mercato): saremo lieti di  incontrare tutti quei Locatesi che vorranno venirci a trovare per condividere aspetti e tematiche legate al nostro amato paese, oltre a sottolineare il nostro supporto  a Roberto Maroni quale candidato alla Presidenza della Regione Lombardia.

…e per quanto ovvio, scambiarci gli auguri di Buon Natale !

A tutti voi un cordiale saluto.

 

 

 

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Posted by Dario Febelli su 15 settembre 2012

Oggi è il 16° compleanno della nostra Nazione: la Padania.

Era infatti il 15 settembre 1996 quando Umberto Bossi proclamò a Venezia la sua nascita, dando così una vera forma e identità a quei popoli fino ad allora rinchiusi in una gabbia centrista e dittatoriale chiamata Italia.

Da allora mai come oggi il nostro saluto è: Padania Libera.

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Locate: il nuovo Bronx ?

Posted by Dario Febelli su 9 settembre 2012

Locate: il nuovo Bronx ?

Ancora una volta ci tocca apprendere che l’ennesimo esercizio commerciale è stato oggetto di furto con scasso, un evento questo che si sta verificando troppo spesso nel nostro amato comune, tanto da diventare un vero e proprio motivo di preoccupazione tra i cittadini di Locate.

Anche in questo caso sembra che si tratti di una banda dell’Est Europa, per i quali proprio non c’è crisi che tenga, anzi, proseguono imperterriti nelle loro attività illecite irrispettosi dell’accoglienza troppo generosamente accordatagli da governi ed amministrazioni miopi di fronte alle esigenze dei propri connazionali.

Indubbiamente quando qualcuno vuole delinquere non c’è nessuno che glielo possa impedire, certo è che l’amministrazione di Locate sembra proprio incapace, se non  indifferente, di fronte a quanto sta accadendo. E pensare che avevano fatto della sicurezza uno dei cavalli di battaglia delle scorse amministrative: peccato che in questi ultimi anni Locate sia diventata ormai peggio di quei paesi del Sud Milano che quotidianamente apparivano sulla cronaca nera dei giornali.

Ing. Preli e compagni(a) bella: se non siete in grado di svolgere quel lavoro che i cittadini di Locate, erroneamente incantati dalle vostre parole, vi hanno affidato, beh, tornate a casa vostra e lasciate il posto a chi, come la Lega Nord, sa come trattare certa gente.

 

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Chi vuole governare il paese riconosca il Nord

Posted by Dario Febelli su 10 giugno 2012

Matteo Salvini, nel suo discorso del 2 giugno 2012 che ha anticipato la sua elezione a Segretario Nazionale della Lega Lombarda, ha tra l’altro citato e ricordato l’importante opera del Professore Gianfranco Miglio, da molti ritenuto l’ideologo del Federalismo e della Lega Nord.

Indubbiamente l’attualità delle teorie di Miglio si palesa anche in questo articolo del 28 dicembre 1975 pubblicato sul Corriere della Sera, in cui si evince che “lo Stato unitario non esiste e non funziona”.

Ecco di seguito il testo dell’articolo:

Gianfranco Miglio

“Il presidente della Regione Lombardia in una intervista concessa al settimanale Il Mondo, mi ha recentemente chiamato in causa a proposito dell’idea di una “Padania” politico-amministrativa. È sostanzialmente vero che io pensi a questa prospettiva, e da molto tempo: dagli anni della Resistenza e dall’immediato secondo dopo-guerra, quando mi interessavo al movimento federalista “esterno” che si esprimeva nel foglio Il Cisalpino. Ma ciò che già allora mi differenziava da quegli amici – e che mi distingue ora da eventuali compagni di strada – è un divario fondamentale di atteggiamento: io non mi preoccupo affatto di sapere se tale soluzione del “caso italiano” si debba o non si debba realizzare, se cioè sia giusta, bella, buona, e magari “progressiva”: penso soltanto che sia inevitabile. Nel senso che, se qualcuno vorrà governare questo Paese, non potrà mai farlo seriamente senza riconoscere che esso non fu mai né sarà mai – per una folla di ragioni – uno “Stato” unitario. Se in certi momenti l’amministrazione “nazionale” è sembrata funzionare, ciò è accaduto perché alcune parti del Paese erano politicamente “in letargo” e nelle altre le forze economico-sociali si autoregolavano, dando luogo – inconsapevolmente e quindi anche casualmente – ad un equilibrio la cui stabilità sarebbe entrata in crisi non appena fossero diventati necessari interventi eteroregolanti. Negli anni Cinquanta e nella prima metà dei Sessanta, con una parte dei miei allievi, promossi e condussi una serie di ricerche nel campo della storia delle istituzioni, e sopra tutto della storia amministrativa italiana (ricerche a cui contribuirono poi studiosi di ogni scuola: per esempio anche i Ragionieri) dalle quali fra le molte altre uscirono dimostrate tre cose:

1) che le differenze “ereditarie” (e quindi non riducibili)  – geoclimatiche, economico-sociali, istituzionali eccetera – fra le diverse grandi regioni della penisola, erano molto maggiori di quelle su cui si basava la separazione fra i principali Stati europei;
2) che la gestione unitaria dello Stato italiano era sempre consistita in un equivoco: cioè in un complesso di norme ed istituti solo formalmente “nazionali”, ma in realtà interpretati ed applicati, in ognuna di quelle grandi regioni, in modi e misure tanto diversi da togliere ogni valore alla apparente omogeneità;
3) che le “Regioni” del Titolo V della Costituzione erano unità amministrative la cui dimensione corrispondeva tutt’al più alle esigenze dello Stato ottocentesco: tant’è vero che erano state “inventate” dai tecnici di governo liberali, specialmente piemontesi, tra il 1859 e il 1865: nel 1948 erano già largamente anacronistiche.
Queste conclusioni furono generalmente accettate dagli specialisti: ma nessuna forza politica si curò di trarre le conseguenze che ne derivavano sul piano operativo. Senonché nel frattempo, sempre sulla stessa linea di considerazioni, sono venute a galla due altre “verità” con le quali sarà davvero difficile evitare di fare i conti.
La prima riguarda il livello di “degrado” dell’amministrazione pubblica centrale italiana: per chi s’intenda un po’ di questi problemi è ormai chiaro che qui da un pezzo è stato ormai superato il punto del “non ritorno”. Nessuno – neppure la frazione più seriamente autoritaria dell’attuale classe politica italiana, e cioè i comunisti riuscirà a restituire credibilità ed efficienza all’apparato amministrativo centrale di questo Paese. Tale apparato potrà sopravvivere soltanto se (a parte la politica estera e la connessa difesa) abbandonerà ogni illusione di poter gestire il governo-amministrazione in senso stretto, e si limiterà ad assumere (e a svolgere realmente) funzioni di coordinamento e di direzione.
L’impossibilità di restaurare l’antico modello di governo centrale dipende anche, e in misura essenziale, dalla seconda “verità” emergente: l’aumento accelerato dei servizi e delle prestazioni pubbliche, il continuo accrescersi dei rapporti fra i singoli e fra i gruppi, l’incessante differenziarsi delle esigenze e delle situazioni, rendono sempre più difficile anche alle più efficienti compagini statuali, continuare a gestire “direttamente” il potere, nelle sue diverse manifestazioni. Questo mutamento sfocia nella contemporanea ricerca di una “minore” dimensione ottimale su cui reimpiantare i ruoli tradizionali dello Stato, e di un tipo di funzione coordinatrice (da attribuire a livelli superiori, compreso quello dell’ex-Stato) rispetto al quale il vecchio modello “federale” appare solo un precedente storico.
Alla luce di tale sviluppo, se lo Stato italiano appare troppo grande per governare, la Regione è invece troppo piccola. Si dirà che i politici hanno ben altro da fare che ascoltare le diagnosi dei politologhi: ma io sono fermamente convinto che quando il gran polverone sollevato sul “caso italiano” si sarà diradato, si dovrà riconoscere che questo Paese è ingovernabile per le ragioni strutturali di cui mi sono occupato fin qui.
Contro questa prospettiva sono state sollevate, tra le altre, due principali obiezioni: una esplicita, l’altra meno. Comincio dalla prima. Si pensa che una aggregazione delle regioni padane (resa ovvia dalla omogeneità geo-politica ed economico-sociale) implichi un disinteresse, o addirittura una ostilità per il Meridione e per i suoi tuttora irrisolti problemi. Pensieri di questo genere avrebbero una parvenza di legittimità se la politica fino ad ora sviluppata a livello nazionale nel confronti degli abitanti del Sud italiano, fosse da questi ultimi giudicata complessivamente soddisfacente. Il che non è (come tutti sanno). In tali condizioni i “meridionalisti”, quando insorgono contro il progetto di aggregazione “padana”, hanno tutta l’aria di difendere non gli interessi dei loro rappresentati ad un autonomo sviluppo, ma soltanto le abitudini, i privilegi e le strutture clientelari in cui si è decomposta fin qui la così detta “politica per il Sud”.
Allora il ragionamento da fare è questo: non è forse praticamente più produttivo e formalmente più corretto, chiedere alle Regioni in cui il Meridione attualmente si disarticola di raggrupparsi stabilmente per definire prima e poi gestire, in modo finalmente davvero autonomo, le scelte relative al tipo di avvenire verso cui tendere, tutti insieme, classi dirigenti e popolazioni del Sud?
Considerata la pietosa esperienza dello Stato “nazionale-unitario” – cioè dell’ “ammucchiata”, che, lungi dal contrastare il tradizionale clientelismo, lo ha ad-dirittura esteso al resto del Paese – l’unica esperienza alternativa da tentare è quella costituita dalla consapevole integrazione tra grandi aggregazioni geo-economicamente omogenee: il Nord, il Centro, il Sud (più le due isole autonome).
E vengo alla seconda obiezione. Si dice: il presidente Fanti (Guido Fanti, allora governatore dell’Emilia Romagna, ndr) ha lanciato l’idea della “Padania” perché i comunisti controllano già – di fatto o in prospettiva – la maggioranza delle Regioni che in quel progetto dovrebbero essere implicate. Può darsi che sia così. Ma non credo affatto che una attesa di questo genere sia destinata a risolversi in un facile trionfo del “modello orientale”. Io sono convinto che l’ “eurocomunismo” (cioè l’espansione verso ovest attraverso sostanziali modificazioni del tipo di assetto economico-politico in vigore all’Est) costituisca uno sviluppo inevitabile. Ma credo anche che si tratterà di una trasformazione faticosa, tormentosa e pericolosa (per tutti: a cominciare dai comunisti): una trasformazio-ne che troverà i suoi momenti decisivi proprio là dove estesi ceti medi, abituati ad un livello di vita continuamente crescente, sembrano pronti a difendere il controllo di una parte dei mezzi di produzione come un diritto originario e non ad accettarlo come una graziosa concessione del potere politico.
Una situazione sociale di questo genere si ha proprio nel “poligono padano”: non certo nel Sud, dove, se non s’aggrega presto una classe politica locale degna di questo nome e sopra tutto autonoma, l’instaurazione di un regime comunista del tipo bulgaro (tanto per fare un esempio), ad un certo punto, potrebbe non essere oggettivamente poi molto difficile. Certo, si tratta di rompere con venerate tradizioni sentimentali; ma io credo davvero che sia ora di pensar meno all’“Italia” (che è un’astrazione) e piuttosto invece agli “Italiani”, che sono una realtà concreta. Del resto nelle buone famiglie di una volta, quando le cose andavano male, che cosa si faceva? Il genitore “responsabilizzava” i figli mandandoli a cercare individualmente quella fortuna che, stando tutti in casa, non avevano saputo o potuto trovare.”

 

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LEGA NORD. Rondini: Il Parco Agricolo Sud Milano non si tocca. E’ ora di nuove tecnologie!

Posted by Dario Febelli su 21 aprile 2010

Sull’ipotesi relativa all’insediamento di un nuovo Termovalorizzatore nella periferia sud di Milano scende in campo ufficialmente la Lega Nord. “Il Parco agricolo sud Milano rappresenta la più importante area protetta di cintura urbana d’Europa a vocazione rurale, afferma l’On. Marco Rondini, è il nostro movimento è intenzionato a difendere questo importante polmone verde contro ogni tentativo speculativo. A maggior ragione se trattasi di posizionare sul nostro territorio un impianto di questo tipo che potrebbe minacciare sia la salute dei Cittadini sia l’eco-sistema circostante. Siamo intenzionati, prosegue Rondini, a lottare sia sul territorio sia nelle sedi istituzionali preposte affinchè si arrivi ad una soluzione pacifica della questione”.

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Manifestazione contro l’inceneritore a Opera

Posted by Dario Febelli su 20 aprile 2010

Sabato 24 aprile,

in Via Marcora a Opera (la nuova sede della Croce Rossa) dalle ore 15


Si terrà una grande manifestazione per dire


NO!


all’inceneritore a Opera


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NO all’inceneritore!

Posted by Dario Febelli su 13 aprile 2010

Riportiamo il comunicato stampa del Sindaco di Opera Ettore Fusco sulla possibilità di costruire un inceneritore al confine sud di Milano:

“Opera, 9 aprile 2010
Oggi abbiamo appreso che Amsa ha depositato in Regione la domanda per l’approvazione di un
nuovo impianto di smaltimento rifiuti sul territorio comunale di Milano al confine con il Comune di
Opera.
Siamo perplessi per questa scelta di considerare il Parco Agricolo Sud Milano sede idonea
all’installazione di un impianto per incenerire i rifiuti e restiamo fiduciosi affinché la Regione
Lombardia valuti negativamente la scelta di Amsa e respinga la sua richiesta.
Ricordiamo quindi al Presidente Formigoni che il sud Milano vive di agricoltura e che l’inceneritore
ne danneggerebbe irreversibilmente le caratteristiche.
Il sud Milano, ed in particolare Opera, hanno già dato molto in tema di sacrifici per l’interesse
pubblico ed a tal proposito ricordiamo la presenza della tangenziale, del carcere, dei vicini
depuratori e soprattutto sottolineiamo la presenza di una rete viaria insufficiente a supportare anche
il solo traffico locale a causa di una Provincia che non amplia la Valtidone e del Comune di Milano
che non provvede al raddoppio della Via Ripamonti.

Il Parco Sud verrebbe violentato da un inceneritore che ne snaturerebbe le peculiarità e questo non
può che andare contro i principi che muovono il direttivo del Parco stesso, proprio mentre si
approntava un marchio doc, la Provincia di Milano, che gestisce la riserva naturale, e la Regione
Lombardia che ne norma le attività.
L’intera comunità operese, dopo anni di pettegolezzi sul possibile inceneritore situato proprio al
confine con Milano, ha già espresso una sua posizione negativa tramite le amministrazioni comunali
succedutesi nel tempo e con raccolte di firme rappresentative di una buona parte della popolazione.
Qualora il Presidente Formigoni fosse sordo alle nostre richieste ci appelleremo al Presidente del
Consiglio affinché sia ponderato con maggiore attenzione e senso di responsabilità il sito per nuovi
insediamenti invasivi come gli inceneritori.
Il Sindaco di Opera Ettore Fusco”

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Il bilancio di previsione presentato ai cittadini

Posted by Dario Febelli su 4 aprile 2010

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Elezioni Regionali 2010 – Gazebo via Giardino ang. via Roma

Posted by Dario Febelli su 18 marzo 2010

Informiamo tutti i cittadini che saremo presenti la mattina di sabato 20 con il consueto gazebo della Lega Nord davanti alla farmacia Binotti, via Roma angolo via Giardino.

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Elezioni Regionali 2010 – Vota Lega Nord, Vota Colla!

Posted by Dario Febelli su 15 marzo 2010

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